Report TechCompenso 2025L'analisi più attesa su stipendi e trend del mercato tech e digital italiano è ora disponibile!
Leggi il reportNegli ultimi anni, l’adozione dell’intelligenza artificiale ha smesso di essere un esperimento confinato ai laboratori di ricerca per diventare il cuore pulsante delle strategie aziendali. In questo contesto, la figura dell’AI Engineer è emersa come il ponte fondamentale tra la teoria degli algoritmi e la realtà dei sistemi di produzione. A differenza di un ricercatore puro, l’AI Engineer si occupa di costruire, implementare e mantenere modelli di machine learning che siano scalabili, efficienti e integrabili nei software aziendali.
Le responsabilità di un AI Engineer vanno ben oltre la semplice scrittura di codice. Il suo lavoro inizia con la comprensione del problema di business e la selezione dell’architettura più adatta, che si tratti di reti neurali profonde, modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) o algoritmi di elaborazione del linguaggio naturale. Una parte significativa della giornata è dedicata alla gestione della ‘pipeline’ dei dati: dalla pulizia alla trasformazione, fino alla fase di training e ottimizzazione del modello.
Uno degli aspetti più critici del ruolo riguarda l’integrazione del modello all’interno di un ecosistema software preesistente. L’AI Engineer deve garantire che l’algoritmo non solo funzioni correttamente in fase di test, ma che sia in grado di gestire carichi di traffico reali senza degradare le performance del sistema. Questo implica una stretta collaborazione con i team di DevOps e Software Engineering per monitorare il comportamento del modello nel tempo, correggendo eventuali ‘drift’ nei dati che potrebbero inficiarne l’accuratezza.
Quando si parla di retribuzione in Italia, l’AI Engineer si posiziona nella fascia alta delle professioni tech, riflettendo la scarsità di professionisti qualificati a fronte di una domanda in continua crescita. Secondo i dati del Report Stipendi 2025, la RAL per una figura Junior parte solitamente dai 35.000€ ai 40.000€. Con l’aumentare dell’esperienza, i profili Mid possono ambire a una RAL tra i 45.000€ e i 60.000€, mentre i Senior superano agevolmente la soglia dei 65.000€-70.000€, specialmente nelle realtà internazionali con sede in Italia o nelle grandi corporate tecnologiche.
Il mercato italiano dell’AI mostra tendenze molto chiare sulla forma contrattuale e sulla composizione dei team. Dai dati interni di TechCompenso emerge che il 94,5% dei professionisti del settore opera con un contratto da dipendente, mentre solo il 5,5% sceglie la strada della libera professione (Partita IVA). Un dato ancora preoccupante riguarda il Gender Gap: nel 2025, la componente maschile rappresenta l’84,5% della forza lavoro tech, contro un ridotto 15,4% di componente femminile. Per chi volesse contribuire a rendere questi dati più precisi e trasparenti, è sempre possibile aggiungi il tuo compenso in forma anonima sulla nostra piattaforma.
Il percorso per diventare AI Engineer richiede una solida base accademica, solitamente in Informatica, Ingegneria, Matematica o Fisica. Tuttavia, la laurea è solo il punto di partenza. Le competenze tecniche indispensabili includono la padronanza di Python e delle sue librerie principali come PyTorch o TensorFlow. È fondamentale conoscere i principi del Machine Learning e del Deep Learning, ma anche possedere solide basi di software engineering per scrivere codice pulito, testabile e documentato.
Oltre al codice, un bravo AI Engineer deve saper comunicare. Spiegare perché un modello ha preso una determinata decisione (Explainable AI) è fondamentale per ottenere la fiducia degli stakeholder aziendali. La capacità di lavorare in team multidisciplinari e l’attitudine al ‘continuous learning’ sono essenziali, dato che il settore evolve con una velocità tale da rendere obsolete alcune tecnologie nel giro di pochi mesi. Per chi sente il bisogno di una guida personalizzata per navigare queste complessità, TechCompenso offre il servizio di coaching Carriera+.
Le opportunità per gli AI Engineer in Italia si concentrano principalmente nei grandi poli tecnologici come Milano, Roma e Torino, ma la diffusione dello smart working sta aprendo scenari interessanti anche in altre aree geografiche. Le aziende che investono maggiormente in queste figure sono le startup deep-tech, le società di consulenza strategica e i centri di ricerca e sviluppo delle grandi industrie.
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