Report TechCompenso 2025L'analisi più attesa su stipendi e trend del mercato tech e digital italiano è ora disponibile!
Leggi il reportIl mercato del lavoro nel settore tecnologico è spesso percepito come una corsa senza sosta. In un contesto dove le competenze invecchiano rapidamente, l’idea di prendersi una pausa di sei mesi o un anno può generare ansia in molti professionisti. Tuttavia, il cosiddetto career break sta diventando una realtà sempre più comune anche in Italia, sia per chi decide di dedicarsi alla formazione, sia per chi ha necessità di gestire aspetti personali o prevenire il burnout. Spiegare correttamente questi periodi è fondamentale per non vedere svalutata la propria posizione durante la fase di negoziazione.
Secondo i dati raccolti nel Report Stipendi 2025, la stragrande maggioranza dei professionisti tech in Italia (94,5%) lavora con un contratto da dipendente. Questa prevalenza del lavoro subordinato porta spesso i recruiter a guardare con sospetto i periodi di inattività, temendo una perdita di seniority o di aggiornamento tecnico. È qui che entra in gioco la capacità di narrazione del candidato. Un buco nel CV non è un problema se viene inquadrato come una scelta consapevole o come un investimento nel proprio benessere e nelle proprie competenze.
Il divario di genere, che vede una presenza maschile all’84,5% contro il 15,4% femminile, incide anche sulla percezione delle pause legate al caregiving. È essenziale che la comunicazione durante il colloquio sia focalizzata sui risultati e sulla continuità delle competenze, indipendentemente dalla presenza fisica in ufficio o in azienda in un determinato lasso di tempo.
Ignorare il periodo di pausa sperando che il selezionatore non lo noti è quasi sempre una strategia fallimentare. La trasparenza è un valore cardine che noi di TechCompenso promuoviamo costantemente. Nel documento, la soluzione più efficace consiste nell’inserire una breve nota temporale nella sezione delle esperienze lavorative, definendo chiaramente la natura della pausa. Se il tempo è stato dedicato all’upskilling, è opportuno indicarlo come Formazione Indipendente o Progettazione Personale.
Se durante i mesi di stop hai seguito corsi su nuove tecnologie o contribuito a progetti open source, queste attività devono avere la stessa dignità di un lavoro d’ufficio. Ad esempio, un software engineer che ha studiato architetture cloud durante un anno sabbatico dovrebbe evidenziare le certificazioni ottenute. Questo trasforma una pausa passiva in un percorso di specializzazione attiva che può essere verificato tramite strumenti come la Compara Stipendio per capire quanto quella nuova competenza valga effettivamente sul mercato.
Qualora la pausa sia stata dovuta a motivi di salute, familiari o semplicemente al desiderio di viaggiare, non è necessario scendere in dettagli intimi. Basta definire il periodo come Pausa per motivi personali o Anno sabbatico focalizzato sullo sviluppo di soft skill. In fase di colloquio, l’attenzione va spostata rapidamente su ciò che quella pausa ha insegnato in termini di gestione dello stress, organizzazione del tempo o prospettiva rinnovata sul lavoro.
Uno dei rischi maggiori di un career break è la svalutazione della RAL al rientro. Spesso le aziende offrono cifre più basse ai candidati che rientrano dopo una pausa, assumendo erroneamente che la loro leva negoziale sia ridotta. Per evitare questo, è fondamentale arrivare preparati con dati aggiornati. Utilizzare lo strumento per il Calcolo Stipendio Netto e consultare la Classifica Ruoli permette di avere una base solida da cui partire, indipendentemente dai mesi di assenza.
Considerate il caso di Giulia, una Senior Data Analyst che ha interrotto il lavoro per otto mesi per motivi familiari. Al suo rientro, ha ricevuto un’offerta inferiore del 15% rispetto alla sua ultima RAL. Grazie ai dati di TechCompenso, ha potuto dimostrare che la media di mercato per il suo ruolo era cresciuta nonostante la sua assenza, riuscendo a ottenere un inquadramento corretto basato sulle sue competenze pregresse e non sulla sua temporanea inattività.
Quando un recruiter chiede: Cosa hai fatto in questi mesi?, la risposta deve essere sicura e priva di toni apologetici. Essere stati fuori dai giochi non significa essere meno competenti. Se il break è servito a ricaricare le pile dopo un periodo intenso, si può parlare apertamente di ricerca di un migliore bilanciamento tra vita e lavoro, un tema sempre più caro ai professionisti tech. Se hai dubbi su come impostare il tuo nuovo percorso, può essere utile consultare un servizio di coaching specializzato come Carriera+.
Infine, prima di inviare la nuova versione del tuo documento, assicurati che la struttura metta in risalto i tuoi punti di forza storici e la tua prontezza operativa. Puoi farlo utilizzando i servizi di Creazione Curriculum Vitae che aiutano a ottimizzare il profilo per gli standard attuali delle aziende IT italiane. Ricorda che il tuo valore professionale è dato dalla somma della tua esperienza, non dalla continuità ininterrotta dei tuoi contratti.
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