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Il job hopping nel settore tech: come cambiare azienda per crescere senza danneggiare la carriera

TechCompenso Team
#Job Hopping#Carriera Tech#Negoziazione RAL#Recruitment#Sviluppo Professionale

Nel mercato del lavoro tradizionale, cambiare azienda ogni due anni era spesso visto come un segnale di instabilità o di scarsa affidabilità. Nel settore tecnologico italiano del 2025, tuttavia, questa dinamica ha assunto un significato profondamente diverso. Il cosiddetto job hopping, ovvero la pratica di passare da un’azienda all’altra con una frequenza relativamente alta, è diventato uno degli strumenti più efficaci per accelerare la crescita professionale e, soprattutto, l’adeguamento salariale. Secondo i dati raccolti da TechCompenso, la maggior parte dei professionisti tech in Italia (il 94,5%) lavora come dipendente, e in un contesto di inflazione e stagnazione degli aumenti interni, la mobilità esterna rimane la via principale per ottenere scatti significativi della RAL.

Perché il job hopping è la norma nel tech

La velocità con cui evolvono gli stack tecnologici rende spesso difficile per le aziende tradizionali offrire percorsi di formazione interna che tengano il passo del mercato. Un professionista che rimane nella stessa realtà per cinque o sei anni rischia di trovarsi con competenze datate rispetto a chi, nello stesso arco di tempo, ha affrontato contesti diversi, architetture variegate e metodologie di lavoro eterogenee. Per questo motivo, molti sviluppatori e data scientist scelgono di cambiare azienda ogni 18-36 mesi. Questa pratica non è solo una ricerca di uno stipendio più alto, ma un modo per costruire un bagaglio di esperienze trasversali che aumentano il valore di mercato del professionista.

È importante notare che questa strategia può avere un impatto positivo anche sul superamento delle disparità salariali. Se consideriamo il Gender Gap (2025) rilevato da TechCompenso, con una presenza femminile ferma al 15,4% nel settore, la negoziazione in fase di ingresso in una nuova azienda rappresenta un momento cruciale per colmare il divario che spesso si crea con i sistemi di promozione interna. Per prepararsi a queste conversazioni, è fondamentale consultare il Report Stipendi 2025 per avere parametri reali su cui basare la propria richiesta.

Come giustificare i cambi frequenti durante il colloquio

Nonostante la pratica sia comune, i recruiter e gli HR manager continuano a porre domande specifiche sulla durata delle esperienze precedenti. Il segreto per non apparire come un profilo instabile risiede nella capacità di costruire una narrazione coerente. Non si deve parlare di ciò da cui si è fuggiti, ma dei traguardi raggiunti e degli obiettivi che la nuova posizione permetterebbe di sbloccare. Se un’esperienza è durata solo un anno, la spiegazione deve vertere sulla conclusione di un progetto specifico o sulla saturazione delle possibilità di apprendimento in quel determinato contesto.

Prendiamo l’esempio di Giulia, una Frontend Developer che ha cambiato tre aziende in cinque anni. Durante i colloqui, Giulia non si limita a elencare le tecnologie usate, ma spiega come in ogni passaggio abbia aggiunto un tassello fondamentale: prima la gestione di uno stato complesso con Redux, poi l’ottimizzazione delle performance in un ambiente micro-frontend, e infine la guida tecnica di un piccolo team. In questo modo, il cambio di azienda non appare come un capriccio, ma come una scalata ponderata verso la seniority. Per chi ha dubbi su come presentare il proprio percorso, lo strumento di Creazione Curriculum Vitae può aiutare a dare una struttura professionale ai propri traguardi.

Utilizzare i dati per negoziare la nuova RAL

Uno degli errori più comuni durante il job hopping è cambiare azienda accettando un aumento marginale. Cambiare lavoro comporta sempre un rischio e un costo cognitivo legato all’inserimento in un nuovo team. Per questo motivo, la nuova offerta dovrebbe riflettere non solo il valore attuale, ma anche il potenziale di crescita. Prima di sedersi al tavolo della negoziazione, è essenziale utilizzare strumenti come Compara Stipendio per capire se la proposta è in linea con i benchmark nazionali per quel determinato ruolo e seniority.

La trasparenza è l’arma migliore a disposizione del lavoratore. Sapere che un determinato ruolo in un’azienda concorrente ha una media salariale superiore permette di condurre il colloquio con una consapevolezza diversa. Se l’azienda non è chiara sulla RAL durante le prime fasi, si può fare riferimento alla Classifica Ruoli per mostrare di avere una visione chiara del mercato. Ricordate che, nel settore tech, la domanda di talento supera spesso l’offerta, mettendo il professionista in una posizione di forza, a patto che sappia dimostrare il proprio valore.

Quando il job hopping diventa un rischio

Esiste un limite oltre il quale cambiare troppo spesso può diventare controproducente. Se il CV presenta una serie ininterrotta di esperienze inferiori ai dodici mesi, il rischio è che le aziende temano di non riuscire ad ammortizzare i costi di onboarding prima della vostra partenza. In questi casi, è fondamentale valutare se il malessere lavorativo derivi da una scelta sbagliata dell’azienda o da una necessità di crescita che potrebbe essere soddisfatta in altri modi. Prima di dare le dimissioni, è utile utilizzare il servizio Valuta Offerta di Lavoro per analizzare se il prossimo passo sia davvero quello giusto o se si stia solo cercando una via di fuga momentanea.

Inoltre, la stabilità ha un valore non monetario che non va sottovalutato: la possibilità di vedere un progetto dall’ideazione alla manutenzione a lungo termine è una competenza che si acquisisce solo con la permanenza. Se sentite di aver perso la bussola nella vostra carriera o se il job hopping vi sta portando verso il burnout invece che verso il successo, confrontarsi con esperti del settore può fare la differenza. Il percorso di Carriera+ offre coaching specifico per professionisti tech che vogliono pianificare i propri spostamenti in modo strategico e sostenibile.

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