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Reperibilità e turni nel settore IT: come impattano sullo stipendio e come negoziarli

TechCompenso Team
#stipendio#negoziazione#reperibilità#ccnl#carriera

Per molti professionisti del settore tech, in particolare chi si occupa di infrastrutture, sistemi o sicurezza, la reperibilità è una compagna di viaggio quasi inevitabile. Eppure, nonostante la sua diffusione, rimane una delle voci più oscure della busta paga. Spesso viene confusa con lo straordinario o accettata come un obbligo implicito, senza una reale comprensione di come questa debba essere remunerata e di quanto impatti sul benessere personale e sul valore complessivo del proprio compenso.

In un mercato dove il 94,5% dei lavoratori tech è inquadrato come dipendente, secondo i dati raccolti da TechCompenso nel 2025, la gestione della reperibilità è regolata principalmente dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Tuttavia, la realtà delle aziende software e dei dipartimenti IT spesso prevede accordi di secondo livello o negoziazioni individuali che possono cambiare radicalmente il peso economico di questa attività.

La differenza tra disponibilità e intervento effettivo

Per spiegare bene come funziona la reperibilità, bisogna partire da una distinzione giuridica fondamentale: la reperibilità non è orario di lavoro. Durante il turno di on-call, il lavoratore è libero di svolgere le proprie attività personali, a patto di essere rintracciabile e in grado di intervenire entro tempi prestabiliti. È proprio questa limitazione della libertà personale che viene remunerata con quella che chiamiamo indennità di reperibilità.

La situazione cambia nel momento in cui arriva la chiamata. Non appena il professionista inizia l’intervento tecnico, il tempo cessa di essere ‘reperibilità’ e diventa ‘lavoro effettivo’. Questo significa che le ore spese a risolvere un incidente devono essere pagate come ore lavorative supplementari o straordinarie, con le relative maggiorazioni previste dal contratto, indipendentemente dal gettone fisso percepito per la sola disponibilità.

Come si legge l’indennità in busta paga

Il compenso per la reperibilità si compone solitamente di due elementi distinti che compaiono nel cedolino. Il primo è il compenso fisso, un importo stabilito per ogni ora o per ogni turno di guardia (ad esempio 24 ore nel weekend o una settimana intera). Questo importo è generalmente slegato dal fatto che si ricevano o meno chiamate ed è soggetto a tassazione ordinaria, proprio come la RAL.

Il secondo elemento è il trattamento economico dell’intervento. Quando si interviene, la paga oraria viene calcolata aggiungendo una maggiorazione alla quota oraria della retribuzione base. Se l’intervento avviene di notte o in un giorno festivo, queste percentuali aumentano sensibilmente. Per avere un’idea chiara di come queste variazioni modifichino il guadagno reale alla fine del mese, è utile utilizzare strumenti come il Calcolo Stipendio Netto, che permette di simulare l’impatto di diverse voci variabili sulla tassazione IRPEF.

I minimi previsti dai principali CCNL

Il CCNL Metalmeccanico e quello del Commercio, i più diffusi nel tech italiano, stabiliscono dei minimi per l’indennità di reperibilità. Tuttavia, nella pratica del settore informatico, questi minimi sono spesso considerati insufficienti e superati da accordi aziendali più generosi. Ad esempio, è comune trovare indennità settimanali che variano dai 150 ai 400 euro lordi, a cui si aggiungono i compensi per gli interventi.

Strategie per negoziare la reperibilità

Quando si valuta una nuova opportunità lavorativa o si discute un aumento di responsabilità, la reperibilità deve essere un punto centrale della negoziazione. Un errore comune è guardare esclusivamente alla RAL base, dimenticando che un turno di on-call pesante può erodere significativamente la qualità della vita. La trasparenza sui dati salariali è la prima arma di difesa: consultare il Report Stipendi 2025 può aiutare a capire quali siano i benchmark di mercato per il proprio ruolo e livello di seniority.

Marco, un DevOps Engineer con 5 anni di esperienza, si è trovato recentemente a negoziare un nuovo contratto. Inizialmente l’azienda offriva una RAL competitiva ma richiedeva una reperibilità 24/7 a settimane alterne con un indennizzo minimo. Invece di chiedere un aumento della RAL, Marco ha negoziato un gettone fisso più alto e, soprattutto, il riconoscimento di un riposo compensativo obbligatorio la mattina successiva a ogni intervento notturno superiore alle due ore. Questa strategia ha protetto la sua salute mentale senza rinunciare al guadagno economico.

Valutare l’offerta complessiva nel tech

Non tutte le reperibilità sono uguali. Una reperibilità ‘passiva’ in un’azienda con sistemi stabili è molto diversa da una in una startup in fase di scale-up dove i crash sono quotidiani. Prima di firmare, è fondamentale chiedere statistiche sulla frequenza media degli interventi (call frequency) e sul tempo medio di risoluzione (MTTR). Se l’azienda non sa fornire questi dati, è un segnale di potenziale disorganizzazione che ricadrà sulle spalle del tecnico.

Inoltre, bisogna considerare i benefici accessori. Molte aziende tech offrono rimborsi per la connettività domestica, device aziendali di ultima generazione o bonus legati al raggiungimento di determinati Service Level Agreements (SLA). Prima di accettare un ruolo che prevede turni di guardia, è consigliabile utilizzare lo strumento Valuta Offerta di Lavoro per pesare correttamente ogni componente del pacchetto retributivo e capire se il sacrificio richiesto è equamente ricompensato.

La reperibilità non deve essere un tabù o un peso subito passivamente. Con la giusta consapevolezza dei propri diritti e dei benchmark di mercato, può diventare una componente remunerativa e gestibile del proprio percorso professionale, contribuendo a definire il reale valore di un esperto IT nel panorama italiano moderno.

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